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Schiuma di mare, cos'è?

28.09.2021
da Admin Admin

La schiuma di mare nota anche come la “dea bianca”, ha nei suoi ammiratori che enfatizzano in modo particolare la sua resa e la sua fumata, e consente al tabacco di conservare il suo aroma, inoltre la pipa non necessita del rodaggio e non subisce bruciature.

La Schiuma di Mare è  composta da silicato idrato di magnesio (denominato scientificamente sepiolite) che si trova in Turchia e Tanzania.

La sua origine è incerta, ma si presume che l’acqua calcarea dei fiumi abbia eroso i sassi magnesiaci e depositato il fango formatosi.

Possibili mutamenti geologici avrebbero determinato il cambiamento del corso del fiume lasciando dietro di sé, a una profondità tra i quaranta e gli ottanta metri, i depositi alluvionali che sarebbero poi stati pressati in blocchi in seguito alla pressione esercitata dalle masse tettoniche sovrastanti.

Se da un lato esistono innumerevoli leggende sulla data di nascita della prima pipa ricavata da questo materiale particolarmente leggero, dall’altro lato è certo che le prime pipe di schiuma di mare europee sono state fabbricate in Ungheria e importate da alcuni aristocratici a Vienna, dove si sviluppò un centro di lavorazione di schiuma di mare.

Intorno al 1870 oltre duecento aziende situate nella capitale austriaca producevano pipe di silicato idrato di magnesio e il termine “schiuma di Vienna” venne introdotto nella letteratura sulle pipe.

La migliore schiuma di mare impiegata nella lavorazione delle pipe è quella a blocchi proveniente dalla Turchia, mentre il materiale originario della Tanzania è geologicamente molto più giovane di quello turco e non conferisce la stessa resa e non presenta nemmeno lo stesso colore veramente bianco di cui è invece dotato quello turco, estratto prevalentemente nella regione circostante Eskisehir.

Per le pipe a basso prezzo si fa anche ricorso alla schiuma pressata composta da cascami di schiuma tenuti insieme dalla pressione esercitata e dal legante, e con una aggiunta di acqua, silicato di potassio e sali di potassio, viene bollita ai fini della lavorazione.

Le pipe in schiuma di mare a blocchi, vengono solitamente realizzate al tornio.

Dapprima i blocchi vengono tagliati nella giusta dimensione, ammorbiditi nell’acqua e infine, ancora umidi, torniti e forati e spesso vi vengono applicate delle opere d’intaglio oppure degli ornamenti.

Mentre in passato si intingevano le teste tornite oppure scolpite nel bianco di balena, oggi le si intinge invece nella cera bianca schiarita.

Attualmente la schiuma di mare o sepiolite ha trovato un nuovo uso, vista la sua capacità filtrante con essa vengono realizzati dei filtri per le pipe per tabacco per trattenere il massimo di nicotina e di catrame della fumo.

Vi spieghiamo le botti

09.09.2021
da Admin Admin

Guardando l’etichetta di una bottiglia ci si imbatte spesso in termini riferiti alla botte o all’invecchiamento quali appunto “cask” o “barrel” o “hogshead”, cosa indicano? In che modo un barile ex Bourbon è diverso da un barile first fill ex Bourbon? e cosa significa “first fill”? o “doppia maturazione”? Ecco in questa semplice guida cerchiamo di spiegare a cosa si riferiscono le indicazioni più comuni.

Le dimensioni contano

Partiamo quindi dalla grandezza di una botte (cask): le indicazioni di “barrel”, “hogshead” o ad esempio “butt” indicano genericamente la grandezza della botte. Si parte dalla botte più piccola e poco usata, di nome “firkin” da circa 41 litri poi si passa alle botti di tipo “quarter” e “octave”, che normalmente sono di 45/50 litri ma possono arrivare anche a 80 litri (125 per il quarter) e si continua a crescere di dimensioni, le botti normalmente più usate sono il barrel, che è il classico barile ex Bourbon che ha una dimensione di circa 200 litri, poi c’è l’hogshead di circa 250 litri e il butt e il puncheon da circa 500 litri. Sembra abbastanza semplice, e per ora prendetela cosi, in realtà le cose sono un pochino più complicate di quello che sembrano perché un barrel può essere grande dai 180 ai 200 litri, mentre il butt e il puncheon possono essere tra i 500 e i 600 litri. Insomma, non abbiamo uno standard molto stretto ma comunque il nome ci può sicuramente fornire un’idea, anche se non precisissima, della capacità di una botte. L’ultima cosa da dire sulle dimensioni è che, come per tutto, c’è un limite: per il whisky scozzese, ma la regola viene seguita praticamente da tutti, non è possibile utilizzare per l’invecchiamento botti più grandi di 700 litri.

Esempi di botti e dimensioni

Abbiamo parlato delle dimensioni delle botti ma per chiudere definitivamente il discorso aggiungiamo solo un’ultima cosa: le dimensioni contano. Si, perché più piccole sono le botti e più contatto c’è tra il legno e il liquido al suo interno e quindi più composti aromatici (e in meno tempo) passano dalla botte al distillato. In pratica - a parità di utilizzo precedente della botte, del tipo di distillato che ha contenuto e di magazzino - se un whisky passa 10 anni di invecchiamento in una botte di tipo octave (da 80 litri) o 10 anni di invecchiamento in una botte butt (da 500), il whisky che tireremo fuori sarà diverso, sia di colore che di aromi, quello invecchiato in botte octave sarà più scuro e avrà preso molti più aromi dal legno (forse troppi) mentre quello in botte butt sarà molto più chiaro e meno aromatico. Questo significa che non troverete mai un whisky invecchiato 30 anni in botti octave, perché a prescindere da quanto ne ritroverete (c’è il discorso evaporazione), gli aromi del legno avranno completamente rovinato il whisky, cosi come difficilmente troverete un whisky di 3 anni invecchiato in una sola botte da 600 litri, in questo caso avrete ancora importanti note derivate dalla distillazione e poche dalla botte. È proprio questa una delle cose che rende difficile il lavoro di un mastro distillatore, capire in che botte e per quanto tempo un whisky ci debba riposare dentro.

 Ex Bourbon, ex Sherry, ex Porto, cosa significa

Per la maggior parte dei single malt o single grain siano Scotch, Irish oppure giapponesi, troverete oltre alla botte diverse diciture come: ex Bourbon, ex Sherry o ex Vino diqualchetipo o ex distillatodiqualchealtrotipo-vedi Porto cosa significa? Significa semplicemente che prima di metterci un distillato di malto o grano la botte ha contenuto un altro tipo di liquido, quello appunto indicato. La pratica è in atto da moltissimi anni sia in Scozia che in Irlanda, qui hanno da tempo capito che far invecchiare il proprio distillato in botti che in precedenza hanno contenuto altro lo migliora, ne aggiunge colore, aromi e profondità inoltre, essendo già stata usata, l’impatto delle note del legno saranno più leggere rispetto ad una botte nuova.

Spostiamoci negli Stati Uniti dove la questione è completamente diversa perché il Bourbon, da regolamento, prevede che il distillato riposi per almeno 2 anni solo ed esclusivamente in botti nuove, dette anche vergini, di legno di rovere americano. Ma che succede se non lo faccio? semplice… non lo chiami Bourbon ma, ad esempio American Whiskey (come per Michter’s).

Uso di una botte, first fill, second o refill?

Ora che sappiamo qualcosa sulla dimensione e su cosa hanno contenuto cerchiamo di spiegare anche altre definizioni. Come detto, ad esempio, per fare Bourbon whiskey è possibile usare solo botti vergini, mai usate prima, quindi cosa succede a quelle usate? Semplice, le spediscono in giro per il mondo per farci invecchiare whisky di altri. Quindi la botte di Bourbon vuota arriva in una distilleria scozzese ed è pronta per accogliere il nuovo distillato. Una botte di primo utilizzo o first fill è il barile che riceve per la prima volta il nuovo whisky. Se lo riceve per la seconda volta, con poca fantasia, si chiama di secondo utilizzo o second fill, ma da qui è possibile utilizzare anche la dicitura “refill”. Questo significa che posso riusare una botte quante volte voglio? No, ma come sempre non c’è solo bianco e nero, ma anche tutta una serie di sfumature. In generale dopo che una botte ha fatto invecchiare whisky per 3 o al massimo 4 volte (dipende anche dal numero di anni di invecchiamento) gli aromi sono decisamente scarichi e l’apporto che la botte può offrire è decisamente basso. In questo caso la distilleria ha 2 possibilità, la prima più logica: butta la botte perché esausta. La seconda, ancora più logica per uno scozzese, la manda ai maestri bottai per essere ringiovanita e quindi riutilizzata.

 Affinamento, doppia maturazione o mix

Parliamo ora di: affinamento, doppia maturazione o mix di maturazione, dov’è la differenza? Nei precedenti paragrafi abbiamo parlato di come il whisky può invecchiare in una botte ex Sherry o ex Vino, o se la botte è di primo utilizzo o no, ecco, per complicarci ancora un pochino in più la vita le nostre distillerie preferite usano, per lo stesso whisky, diverse botti. Può capitare ad esempio che per un whisky si usino solo botti ex Bourbon, oppure che si usino sia botti ex Bourbon che ex Sherry o ex Porto, è un problema? Normalmente no, semplicemente si cerca di aggiungere complessità e ricchezza ad un whisky facendolo invecchiare in diverse botti e quindi facendogli acquisire note e aromi diversi. Ma tornando alla domanda di inizio paragrafo le differenze sono queste:

-     Affinamento: significa che un whisky è stato fatto invecchiare principalmente in un tipo di botte per poi essere affinato per qualche mese in altre botti. Esempio: Un whisky viene fatto invecchiare per 10 anni in botti ex Bourbon e per 3 mesi in botti ex Vino, i 10 anni sono di invecchiamento i 3 mesi di affinamento. Da notare che non contano le dimensioni delle botti usate ma solo cosa hanno contenuto.

-     Doppia maturazione: è simile all’affinamento solo che i 3 mesi diventano molto più lunghi, per esempio si parla di doppia maturazione quando un whisky viene fatto invecchiare per 10 anni in botti ex Bourbon e poi preso e spostato per altri 2 anni di invecchiamento in botti ex Vino prima di essere imbottigliato. La prima distilleria ad attuare il metodo della doppia maturazione su un proprio whisky è stata la Balvenie con il suo 12 anni Double Wood.

-     Mix di botti: in questo caso il whisky proviene da diverse botti, abbiamo un 10 anni che proviene da botti ex Bourbon che viene fatto “sposare” con un altro 10 anni invecchiato in botti ex Sherry, semplice no? A livello pratico si traduce in questo: prendete un grande recipiente, svuotate al suo interno il contenuto di una o più botti ex Bourbon e poi fate lo stesso con un altro tipo di botte, poi lasciante riposare il tutto per qualche giorno o al massimo mese, infine imbottigliate.

Alla prossima, Slàinte!

​ Degustazione primo atto: il bicchiere

20.08.2021
da Admin Admin

Il bicchiere da whisky a pera, per sprigionare gli aromi.

Sembra banale ma la prima cosa che mi sembra utile conoscere riguarda la forma del bicchiere da whisky. E' importante scegliere il giusto contenitore per poter apprezzare la bevanda.

In realtà, in termini assoluti non esiste un bicchiere da whisky ideale. I bicchieri da degustazione che possono servire allo scopo sono di molti tipi diversi. L’importante è tenere a mente l’esigenza principale: far sprigionare gli aromi, senza disperderli. Per esempio, per favorire che gli aromi salgano in superficie, l’ideale può essere un bicchiere a forma di pera, con il fondo più ampio che va a stringersi in alto. Ma anche il più comune bicchiere a tulipano funziona perfettamente.

Il più completo e adatto: il bicchiere a tulipano.

La comodità del bicchiere a tulipano è che può essere utilizzato anche per il vino o per altri tipi di bevanda. Il bicchiere a tulipano, e in generale i bicchieri da whisky dotati di stelo, permettono inoltre di allungare la distanza fra la mano e il naso, facendo sì che gli odori sedimentati sulla mano non siano di disturbo mentre annusiamo il whisky. Anche la temperatura è importante, e reggere il bicchiere dallo stelo impedisce un eccessivo riscaldamento che potrebbe alterare il gusto dell’acquavite. In ogni caso sarebbe da evitare il bicchiere che si vede nei film, basso e dritto, il cosiddetto tumbler. E' troppo ampio e disperde gli aromi, che hanno bisogno di sprigionarsi ma anche di rimanere concentrati. 

Degustare, in tutti i sensi.

Come bicchiere da degustazione, alcuni prediligono quelli con il coperchio, che trattengono gli aromi per preparare un’esplosione successiva, tanto all’olfatto quanto al palato. Un buon bicchiere si riconosce anche alla vista e al tatto: la trasparenza del vetro permette di apprezzare la colorazione del whisky e identificarne la composizione, grazie ai suoi colori distintivi. Esistono in commercio anche dei calici neri che si utilizzano per le degustazioni alla cieca. Anche il tatto fa la differenza: per esempio nel modo in cui il bicchiere sta nella mano e permette di agitare leggermente il whisky, per farlo respirare.

 

MANUTENZIONE DELLA PIPA

23.07.2021
da Admin Admin

PULIZIA ORDINARIA

Affinché ogni fumata sia un piacere dall'inizio alla fine, è indispensabile provvedere regolarmente alla pulizia ordinaria della pipa. Questa operazione è della massima efficacia se compiuta quando i residui della fumata sono ancora umidi.

  1. Terminata la fumata, date due o tre soffiate energiche dal bocchino per far volare via dal fornello i residui più superficiali del tabacco. Nel caso il cannello risultasse ostruito e non fosse sufficiente soffiare, rimandate la soluzione del problema a quando la pipa sarà raffreddata e potrete smontarla senza timore di rovinarla. N.b. E' importante non smontare mai a caldo una pipa con l'innesto tradizionale del bocchino nel cannello, poiché i diversi coefficienti di dilatazione dei materiali possono causare sgradevoli rotture, talvolta irrimediabili.
  2. Se la vostra pipa non ospita un filtro, potete come prima cosa far passare uno scovolino dal bocchino fino al fornello e farlo scorrere alcune volte per liberare il condotto dai residui. Se avete un filtro, saltate questo passaggio e rimandatelo a quando la pipa sarà fredda.
  3. Piegate quindi in due lo scovolino e, stringendo fra due dita le estremità, sfregate l'interno del fornello finché il grigio della cenere non sarà sparito per lasciare in vista solo lo strato scuro dei residui delle fumate precedenti, la famosa camicia di carbone che, se mantenuta al giusto spessore di circa 1mm/1,5mm, non solo non procura danni, ma protegge la radica della vostra pipa dalle bruciature. Normalmente è più che sufficiente servirsi di normali scovolini morbidi, di tanto in tanto si può usare uno scovolino reso ruvido da rinforzi di nylon che ne aumentano la forza abrasiva.
  4. Appoggiate ora la vostra pipa con il bocchino in alto e la testa in basso, in modo che l'umidità rimasta scenda verso il fornello e possa quindi evaporare in modo naturale, e lasciatela riposare quanto meno finché si sarà raffreddata, in ogni caso non meno di un'ora. Vi consigliamo di sostituire il filtro (se lo utilizzate) ogni due o tre fumate, la saturazione del filtro può variare a seconda del tipo di tabacco usato e della condotta di fumata. Quando smontate il bocchino dal cannello, approfittatene per pulire il condotto con uno scovolino.

 

PULIZIA PERIODICA

Col passare delle fumate e del tempo la vostra pipa perderà la lucentezza che vi aveva affascinato nel momento in cui l'avevate scelta fra mille altre. A questo si aggiunga che la combustione del tabacco avrà lasciato i suoi segni come lo scurimento del bordo della testa, l'ispessimento della camicia di carbone all'interno del fornello, il deposito di nicotina e catrame nel condotto cannello/bocchino. Se poi la vostra pipa ha il bocchino in ebanite, questo tenderà a ingiallire per effetto dello zolfo, una componente del materiale, che tende a emergere per effetto dell'uso e dell'esposizione alla luce.

Quando (e come) smontare la pipa? Come già sottolineato, mai subito dopo una fumata e, in ogni caso, è un'operazione da evitare ogni qualvolta si ha il sospetto che una qualsiasi fonte di calore abbia alterato le proporzioni delle diverse parti della pipa. Solitamente si consiglia imprimere delicatamente al bocchino una rotazione in senso orario, sia per smontarlo sia per rimontarlo. Questo perché così facendo si asseconda il senso di rotazione del tornio che ha lavorato il cannello e si evita a quest'ultimo un trauma che, in presenza di altri motivi di debolezza, potrebbe aggravarsi fino alla rottura. Qualora il bocchino fosse bloccato nel cannello, o semplicemente molto difficile da muovere, non forzate. Solitamente funziona bene un trucco che si rifà al medesimo principio in base al quale si sconsiglia lo smontaggio a caldo: il congelatore! Proteggete la vostra pipa dall'umidità e dagli odori del cibo chiudendola in un sacchetto gelo e poi lasciatela nel freezer per una decina di minuti. Una volta estrattala, magicamente la smonterete senza difficoltà.

DAL SEME AL SIGARO TOSCANO®. UN PERCORSO CHE DURA DUE ANNI.

10.07.2021
da Admin Admin

Ebbene sì, servono ben 24 mesi.

Il sigaro TOSCANO® è un prodotto così difficile da produrre, dal seme al prodotto finito ci vogliono più di due anni e sono così tante le variabili che influenzano la sua qualità.

SONO PASSATI QUASI 200 ANNI, MA IL PROCESSO DI REALIZZAZIONE È SEMPRE LO STESSO, NULLA È CAMBIATO NELLA RICETTA ORIGINARIA DEL SIGARO TOSCANO®, SOLO LA SUA CONFEZIONE È DIVERSA.

Tutti gli elementi che contraddistinguono la sua personalità sono arrivati fino a noi invariati nel tempo, mantenendo il fascino e la storia che da sempre lo caratterizza. Una ricetta antica associata a una capacità imprenditoriale moderna, unendo passato e futuro all’insegna dell’artigianalità.

Si continua a usare solo tabacco Kentucky curato a fuoco, viene fatto fermentare e viene affidato alle mani esperte delle sigaraie, infine una stagionatura che può arrivare a più di 12 mesi.

La filiera del sigaro TOSCANO® è interamente svolta in Italia, siamo il primo paese europeo produttore di tabacco per sigari, una eccellenza del settore agricolo. Un comparto interamente autoctono, composto da 250 agricoltori, 1.800 addetti, un centro di ricevimento, assistenza agronomica e miglioramento delle produzioni di tabacco a Foiano della Chiana, due manifatture: Lucca e Cava de’ Tirreni.

Macanudo Inspirado Green

05.07.2021
da Admin Admin

Macanudo Inspirado Green è la nuova lineea di sigari di Skandinavian Tobacco Group, che si inserisce all'interno di un marchio storico in continua evoluzione.

Macanudo Inspirado G offre una miscela corposa e dal sapore che rende omaggio all'esclusivo tabacco brasiliano: la foglia di fascia Arapiraca dal colore brillante.

Il blend derivante dall'utilizzo di foglie di quattro diverse origini, offre un'esperienza di fumata unica, da nedio a corposa, carica di sentori di terra e pep nero con un contrasto leggermente dolce.

Tomatin Distillery

14.06.2021
da Admin Admin

Situata sul lato orientale dei monti Monadhliath la distilleria è in una zona molto remota delle Highland e si trova lungo il corso del Findhorn a 315 metri sul livello del mare (una delle distillerie più in alto della Scozia). Nasce ufficialmente nel 1897, durante il "boom del whisky", con il nome di Tomatin Spey District Distillery Company; anche se già nel corso del 15° secolo nella zona sorgeva una casa padronale, la Old Laird's House, con una dependance adibita a distilleria illegale. Questa distilleria forniva whisky ai mandriani di passaggio che portavano il loro bestiame dalle montagne al mercato della città di Tomatin. La Tomatin Spey District Distillery Company rimase attiva per soli 9 anni, infatti nel 1906 chiuse la sua attività per mancanza di fondi. Nel 1909 la distilleria riapre con un nuovo nome, Tomatin Distillers Co. Ltd, e con i suoi due alambicchi produce dell'ottimo single malt delle Highland.

La quota di single malt è in continua crescita e il core range è molto ricco e, oltre alle espressioni tipiche  della distilleria caratterizzate dalla nota "tropicale", affianca anche malti torbati come il Cù Bòcan.

Hoyo de Monterrey Primaveras Year of the Ox

07.06.2021
da Admin Admin

Habanos S.A. celebra l’anno del Bue del calendario cinese, con un prezioso cofanetto prodotto in soli 8.888 esemplari numerati, contenenti 18 inediti sigari: i Primaveras.

La nuova vitola, un Hermosos No.1 con le misure di 167 mm per 48 di cepo, si veste di una elegante anilla supplementare che celebra l’anno del Bue e protegge il piede del sigaro.

Hoyo de Monterrey Primaveras Year of the Ox
Lunghezza: 1167 mm
Cepo: 48
Vitola de galera: Hermosos No.1
Conf.: Cofanetto da 18 sigari

VegaFina Gran Reserva 2020

19.04.2021
da Admin Admin

VegaFina Gran Reserva 2020 è una edizione limitata di sigari premium  fatti a mano con foglie di tabacco dominicano e nicaraguense invecchiate minimo 5 anni. Il delicato processo di invecchiamento permette un bilanciamento della ligada che garantisce in un perfetto equilibrio tra aroma e sapore.

Un moderno ed elegante astuccio laccato nero opaco contiene 10 sigari che vestono una speciale anilla realizzata per l’occasione.
Questa Gran Reserva è stata prodotta in soli 7.560 box numerati per tutto il mondo.

Lunghezza
(mm):
156 Cepo: 50
Vitola de galera: Toro
Confezione:
Box da 10 numerati
Prezzo: 115,00€ a box da 10
Manifattura:
Fatto a mano Mano T.L.
Forza: Da media a forte
Tempo di fumata:
Circa un'ora

SpringBank Distillery

14.04.2021
da Admin Admin

Campbeltown, la città più grande della penisola del Kintyre (la parte di Scozia che scende lungo la costa occidentale alla sinistra di Glasgow), era un tempo la patria delle migliori distillerie di Scozia. Il proprio whisky veniva esportato anche negli Stati Uniti, ma poco dopo l'inizio del '900 una serie di eventi, che ci piace ricordare con il nome di la "Tempesta Perfetta", hanno di fatto portato alla chiusura di quasi tutte le distillerie della città..

Oggi, dopo i tempi d'oro del 19° secolo (erano attive in questa regione ben 30 distillerie), sopravvivono solo tre distillerie a Campbeltown la Springbank, la Glengyle (di proprietà della Springbank) e la Glen Scotia; La Springbank è riuscita a mantenere negli anni l'elevata qualità del suo distillato.

Situata nel centro della città di Campbeltown, la Springbank è la più antica distilleria indipendente a conduzione famigliare in Scozia. Fondata nel 1828 dalla famiglia Mitchell, che ne è rimasta costantemente proprietaria, la Springbank è una delle più tradizionali distillerie di Scozia. Tutto il lavoro, dal maltaggio dell’orzo, all’invecchiamento presso i propri magazzini, fino all’imbottigliamento viene eseguito nel proprio impianto e tutti i whisky prodotti sono imbottigliati senza aggiunta di coloranti e non sono filtrati a freddo. La distilleria è l'unica in Scozia a riuscire a maltare in casa tutto l'orzo usato per la produzione.

La Springbank produce tre diversi Single Malt Whisky:

Springbank, un whisky leggermente torbato e curiosamente distillato due volte e mezzo. Longrow, il più tradizionale dei tre, fortemente torbato e distillato due volte. Hazelburn, è privo di torba e distillato tre volte.

Curiosità: La distilleria della Springbank oltre a comprendere gli edifici originali del 1828, occupa parte di antiche distillerie adiacenti, oggi scomparse (Longrow, Riechlachan, Union, Springside e Argyll). La Spingbank è inoltre proprietaria della Glengyle che produce il Kilkerran SIngle Malt.

Oggi siamo a presentarvi il loro classico e inibitabile 10 Y.O.

Nuova grafica e confezione per lo Springbank 10 Years Old, la perfetta introduzione alla gamma della distilleria Springbank di Campbeltown, questo 10 anni è complesso ma equilibrato, invecchiato in un mix di botti ex sherry ed ex bourbon.

Al naso è molto fruttato con note di pere e tracce di torba, vaniglia e malto. Al palato è di media consistenza con note di malto, legno, spezie (noce moscata e cannella) ed essenza di vaniglia. Il finale è dolce e persistente con una leggera nota salata.

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